Cose che si fanno al salone del libro di Torino: ciuccarsi e orbitare attorno a un sosia di Calasso simulando scioltezza e genialità; ciuccarsi e seguire la giornalista bionda; ciuccarsi e andare in giro a salutare gli amici che stanno lì a lavorare, presentare, promuovere, giornalisteggiare e/o semplicemente visitare; ciuccarsi e infastidire questi stessi amici; ciuccarsi e, per la precisione all’ottava birra, comprare un manuale di matematica, From ashes to Cantor, che non sarà mai letto; ciuccarsi al bar, quello fuori, con i tavolini, e contemplare la luisona del salone: un panino, con mortadella color verde palude e scamosciata tipo clark, che è stato a cuocere sotto il sole per quattro giorni senza che nessun coraggioso osasse mangiarlo; ciuccarsi.
Cose che accadono al salone del libro e poi dici che l’editoria è in crisi. E certo che l’editoria è in crisi, dice l'amico Bruno, ma cari organizzatori della letteratura tutta, cari amici, potenti, potentissimi, magnanimi mega-direttori, voi marketing-decisori, voi sapitori, se prendere i laureati in lettere e gli fate fare uno pseudo-stage senza soldi a fare lavori di fatica (una punizione??), e invece per fare lo stesso lavoro a un ventenne -che non legge neanche sotto minaccia di morte- gli date 1000 euro (e non gli sparate la minchiata che quello è uno stage, se no col cazzo che il ventenne si spacca la schiena per cinque giorni, mica è fesso, lui, o disperato come il laureato in lettere), volete spiegarcelo chi, alla fine della giostra, li andrà a comprare i vostri libri?
Colonna sonora: Guided by voice, I am produced.