venerdì, novembre 25, 2005

È uscito Melissa P. E molti di quelli che non hanno letto Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire per motivi, diciamo così, ideologici, saranno già corsi al cine o ci correranno o di qui a poco o lo affitteranno in dvd o vhs (esistono ancora?). Sul web e sui giornali e alla tele fioccano i commenti, perché il film sta facendo il botto megamiliardario (come il libro), e dal licenziamento del poeta traggo spunto per una riflessione che, come nella tradizione di questo blog, non ci azzecca una cippa con il contesto di partenza.

 

Cento colpi di spazzola è piaciuto, non è piaciuto… non mi va di parlarne qui, fatto sta che i più giovani, e soprattutto le più giovani, hanno trovato coinvolgente il libro e il film. Pare infatti che i cinema siano stati assaliti da spettatrici in sollucchero che compartecipano alla vicenda e commentano i passaggi salienti. Un po’ come si faceva ai miei tempi con i film di Rocky (a proposito, a me Rocky I piace, e pure Rocky V), e un po’ come si è fatto quando è uscito Crash.

 

Durante la proiezione di Crash in un cinema a due passi dal centro storico di Catania, il pubblico fu colto da vertiginosa libidine, irrefrenabili pruriti e ripensamenti epistemologici tali da mandare in vacca mezza vita. Accanto a me c’era una coppietta che per mezzo film si è detta “ma che roba”, “è inguardabile, non trovi”, mandandosi sguardi schifati che traboccavano di un certo non so che. Ma ben presto i due hanno cominciato a strusciarsi e toccarsi, e a darci sotto come matti. Nella fila davanti alla mia, invece, c’era un signore che invocava il ritorno di  Torquemada e, alla scena del bacio tra Elias Koteas e James Spader (quello che somiglia a Beppe Signori), si è alzato in piedi gridando e minacciando feroci ritorsioni (a chi, a Cronenberg? al gestore del cinema? al pubblico?), quindi il tipo è uscito e dieci secondi dopo si è rifiondato in sala a vedere le ultime scene. Non oso infine pensare a quello che succedeva nei cessi e a quello che è successo quella sera nelle automobili degli spettatori. So però quello che è successo nella mia macchina, cioè niente. Perché ero uscito con la Jola, che -da meravigliosa ragazza incazzata qual era ed è (I still like you, honey)- ben pensò di prodursi in un pistolotto sui provincialotti come me, che non possono comprendere certi film. E dire che non avevo fiatato. Non avevo aperto bocca.

 

Cosa ha a che fare  tutto ciò con Melissa P the movie e Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire the book?? Boh... forse niente.

 

Però, pensando alla sera -dall’esito sfortunato- in cui accompagnai la mia amica alla proiezione di Crash, e alle spettatrici di Melissa P che se la prendono con i “giovani bastardi” (cfr. licenziamento del poeta), quelli che usano la ragazzine per soddisfare le loro turpi brame sessuali, penso pure che a una certa età sono proprio i “bastardi” quelli sessualmente più attivi. E penso che in genere i bravi ragazzi fanno la fila per parecchio tempo prima che le brave ragazze comincino ad accorgersi di loro, e prima che ‘sti benedetti bravi ragazzi comincino ad attivarsi da sé e a farsi notare, mettendo di lato il subbuteo, i libri sul cinema espressionista e i bootleg dei Pink Floyd.

 

Rock and roll.

 

Colonna sonora : Pony up, Shut up and kiss me 


domenica, novembre 20, 2005

Forse è stata qualcosa che ci hanno fatto mangiare da piccoli. A guardare ieri il programma di rai tre sulla questione del treno Lione-Torino c’era da rimanere a bocca aperta. Allora: gli ambientalisti francesi sono d’accordo con il treno, quelli italiani no (cacchio, ma che si organizzi una riunione, parliamone insomma). A chi chiede perciò di motivare la faccenda, questi ultimi  rispondono con osservazioni di principio. L’argomento principale (per tacere degli altri) è che in Francia esiste una politica dei trasporti e qui da noi no (e che vuol dire?). Ragion per cui non si deve fare ‘sto treno, e se lo fate ci mettiamo a saltare sul posto e ci strappiamo tutti i bottoni della camicetta, ecco. Gne-gne-gne-gnegne.

 

Colonna sonora: Ellen Allien, Berlinette.


lunedì, novembre 07, 2005

rock'n'roll from black lagoon. Si riemerge dal silenzio con il passo della creatura dalla laguna nera e con le orecchie che ronzano, reduci da molti concerti, alcuni molto belli (come si chiamava, il tipo, Max Stewart?) altri terrificanti (il festival dell'improvvisazione de roma, il cui nome è stato cancellato dal mio cervello). Davvero terrificante e imbarazzante, infatti, sentire l'organizzatore del festival che si lamenta per i tagli ai fondi, laddove dovrebbe: ringraziare il Signore (e gli enti pubblici) che gli permettono di organizzare all'auditorium le sue cosine folkloristiche che sanno tanto di "antica" avanguardia per pensionati; evitare di piangere miseria di fronte a una platea di persone tendenti a trent'anni, la maggiorparte delle quali, quindi, alle prese con il mercato del lavoro a termine a sbalzi a salti a stage a interdizione di frequenza a ti pago ma con il gioco delle tre carte, ti pago sì ma il 31 febbraio o il 32 ottembre.
Infine, è una settimana che non mi va via dalla testa, ma una copiosa percentuale di roma-intenditori de musica, alla fine dei due terribili show di vecchia, tediosa, insopportabile improvvisazione-avanguardia, mi riferisco a quei tipi che stavano lì a mugolare "bellissimo", "figo", "forte" e modulavano i loro "aah" e "ohh" di ammirazione, sembravano i colleghi di Fantozzi obbligati a commentare la corazzata potemkin (penso soprattutto a come la scena è descritta nei meravigliosi libri di Paolo Villaggio, in mancanza va bene anche la riduzione cinematografica). Con la differenza che la Corazzata... è un bel film e non dura nemmeno molto e Fantozzi fa ridere, mentre al festival dell'improvvisazione i concerti erano lunghissimi e la gente sveniva e ululava e piangeva e accusava potenti visioni mistico-apocalittiche. A un certo punto un tizio, addormentatosi sulla sedia, è caduto per terra con un tonfo e la parte sana del pubblico ha riso. Ultimo dettaglio, tutti quanti, esteti e intellettuali compresi, alla fine dello show del primo improbabile combo (voglio dimenticarne il nome), non abbiamo applaudito perchè nessuno capiva (anche se tutti lo speravamo) se il concerto fosse finito o si stesse trattando di una lunga pausa d'artista che nemmeno il migliore Celentano. Ci sono voluti tipo 45 secondi, o meglio un paio di minuti di gelo, perchè qualcuno applaudisse, ed era gioia sincera perché almeno ci eravamo levati di torno metà della tortura.

colonna sonora: Frank Zappa, The torture never stops.

Supplemento con segnalazione. Caina ci regala due  post imperdibili, con tanto di foto: il primo dedicato alla mostra del fotografo fetish-porno-erotico R. C. Horsch, tenutasi a Mondo bizzarro poco tempo fa (io ci sono andato, e voi?); e il secondo su uno spettacolo della rediviva Cicciolina, regina del porno (e lì non c'ero andato, anche se...).