Il mio pensiero di Natale è per te. L’altro giorno ascoltavo “Lo zoo di 105” mentre i conduttori si sparavano una tiritera sui cd che costano troppo e la ggente che fa bbene a non comprarli. Ora, a parte che è figo scaricare la musica da internet, e non è vero che fa diventare ciechi, devo dire che è sorto in me un dubbio ontologico. Condividiamo infatti lo stesso universo dei commentatori radio e tv? L’universo in cui (telegiornale di oggi) è normale che un chilo di gamberoni costi novanta euro ed è altrettanto normale dire che i dischi costano troppo?
Ma allora, porca vacca, se i dischi costano troppo, me lo sapete dire come ho fatto a comprare tutti quei cd a nove euro? nove euro che fanno le diciottomila lire degli anni Ottanta? lo stesso, dannatissimo prezzo di diciotto, 18 anni fa?
Insomma ragazzi, prima di sparare cazzate, vale o no la pena controllare se le nostre idee corrispondono ancora alla realtà? Quella realtà dalla quale sono state tratte? Quella realtà mutevole che -lo sanno anche i bambini, gli struzzi, i calamari e i caimani- giustappunto ogni tanto cambia?
Mi auguro perciò che nel prossimo anno dalle nostre parti ci sia sempre meno metafisica, e che noi tutti si possa mettere a registro le nostre idee, quelle migliori, quelle peggiori, quelle che abbiamo scartato, quelle che abbiamo consumato e quelle che abbiamo dimenticato.
Infine, metto da parte due pensieri di Natale. Uno è per te, che hai sbattuto quella testa dura che ti ritrovi e ora te ne stai a letto. Rimettiti presto. E l’altro è per te, sebbene tu abbia deciso di non parlarmi più. Così è la vita.
Colonna
Bonus track: Su Stilos usciva quest’estate una mini-recensione/segnalazione che riporto nella versione director's cut. La mini-recensione -sul giornale- fu doverosamente e giustamente modificata per questioni superiori, ragion di stato. Ok. Succede, va bene. Però, siccome ci ho il blog, ci ho, ho ben pensato di piazzarla qua. Così ognuno potrà leggere questo esercizio di equilibrismo o, meglio, questo trucco da contorsionista, questo patetico tentativo di fare una recensione concludente in 700 battute. Potrete leggere e poi desiderare di sputare in faccia al suo autore oppure desiderare di invitarlo a cena e/o di fargli profferte sessuali con tanto tanto ammore baciozzi bacetti e bacioni. Baci.
Recensione di Serpenti e piercing di Hitomi Kanehara, Fazi, Roma 2005, pp. 128, euro 12.
Serpenti e piercing, di Hitomi Kanehara, è la storia di Luì, capelli biondi, minigonna, bambolina manga che dice di credere solo nell’esteriorità e applica il principio fino in fondo. Dopo l’incontro con Ama (da Amadeus), nippo-punk con tatuaggi e piercing, Luì fa modificare il suo corpo (split tongue, piercing sulla lingua a tagliarla in due) da Shiba, tatuatore, e si divide a letto tra Ama, il punk in cerca di affetto, e Shiba, che quando fa l’amore usa violenza. Ama, dal canto suo, pesta a morte un delinquentello colpevole di avere molestato Luì e si mette nei guai (particolare interessante, il delinquente è vestito italiano, di gran pregio). Luì (da Louis Vuitton) invece si fa tatuare un kirin, animale sacro, da Shiba il sadico: mentre del buon Ama si perdono le tracce, e il punk dal cuore d’oro scompare nel nulla, la bella Luì si fa ricamare sulla pelle un vestito d’anima.
A.O.M., da “Stilos” del 5 luglio 2005.
Le meraviglie dell’editoria. Un bel giro tra Romics e Più libri più liberi ti rimette a posto con il mondo. Innanzi tutto, faceva specie vedere, a Romics, lo stand vuoto della Coconino di Bologna. Orde di fumettari e di cosplayers che vagano per gli stand della mostra-mercato ansiosi di completare la loro collezione di Black hole e
Alla fiera della piccola editoria, invece, atmosfera meno caciarona, più moscetta forse, ma si respirava bene nel complesso. Solito incontro con “Nuova prosa” (la migliore rivista letteraria italiana -secondo me-, l’unica nella quale –per fare un esempio- si possono trovare nello stesso numero poesie inedite di Houellebecq ed esordi di giovanissimi, sconosciuti futuri protagonisti del turbo-spleen letterario nazionale). Poi si fa un salto dall’editore del malefico Impertinelli, poi si conoscono un sacco di persone carine, poi si fa un salto da Coconino anche se purtroppo Il vampiro che ride non ce l’hanno, è esaurito, sigh. Infine si assiste a qualche presentazione: la prima è del nuovo libro di Marco Mancassola, e (evito qualsiasi considerazione su autore e libro, non avendolo letto) c’era il tipico caso umano che ha fatto le polemiche, insultando il presentatore con un intervento pieno di paroloni. Aveva una faccia strana, il polemizzatore. Non sembrava il solito reietto da corso di scrittura, il solito abitatore della palude stigia degli impubblicati, il solito ometto traboccante rancore da cassetto stracolmo o la solita pasionaria che accusa visioni mistiche di pagine bianche parlanti e squarciate tipo quadro di Fontana. No, no, no, niente di tutto questo, sembrava invece un fuoriuscito manicomiale ma anche un grande scrittore/pensatore. Chi sa chi è? Ci siamo chiesti io e l’Impertinelli. Un mostro sacro in vena di scherzi? Un alieno situazionista? Un birbante scherzoso? Salinger, Pynchon, Ray Misteryo senza maschera? Il poderoso interrogativo si è infine dissolto, a notte, non appena ho cominciato a pensare alle tette di una bella ragazza con la quale ogni tanto ho la fortuna di uscire.
Colonna sonora: Weezer, Island in the sun.
Bonus track: alcuni commenti di questo blog sono meravigliosi e vi ringrazio tutti. Quello che riporto qui di seguito è tratto dall’ultimo post, quello sul film Melissa P. Lo trovo molto divertente ed è scritto da una grande penna (il che mi onora), doveroso riportarlo nell’evidenza della main-page. Il tema di cui si dibatteva erano gli indie-nerd, tema interessante, categoria alla quale in molti si sono identificati almeno in parte almeno a volte. Chi non hai mai visto un concerto degli Yuppiflu o cantato una canzone di Tenco scagli la prima pietra. E se qualcuno si offende, pazienza. Questo blog è un gioco.
Grazie, G, e grazie a tutti voi.
«Gli indie nerd(s) leggono Losing Today e Einaudi Stile Libero, che reputano una gran collana. Gli indie nerd(s) sputano sul Mucchio Selvaggio e poi ci scrivono sopra aggratis. Gli indie nerd(s) sputano su Pitchfork ma poi gli regalano bilioni di contatti e copiano le recensioni da lì (vedi voci "Mucchio Selvaggio" e "Losing Today"). Gli indie nerd(s) guardano Suicide Girls e Burning Angel "ma solo per le interviste ai gruppi" (stesso discorso dei loro fratelli maggiori con Playboy). Gli indie nerd(s) hanno spesso una band che si chiama My Sunny Squirrells o I Love You But Not Tomorrow e che è sempre una versione cagona dei Weezer. Gli indie nerd(s) hanno dai sette ai dieci blog pro capite. Gli indie nerd(s) vanno ai concerti dei Turbonegro "perché bisogna ascoltare tutto". Gli indie nerd(s) la pianto qui, si potrebbe continuare all'infinito, tanto stanno morendo tutti e graziaddìo non si riproducono, anche perché il loro ideale di domma è un misto tra Giulia Blasi, ma più scassacazzo, ed Helena Bonham Carter, però più sporca e con le barrette per i capelli.*
Giovanni
*mi sono limitato agli indie nerd(s) in ambito musicale. Se ci spostiamo, che so, in campo letterario, si potrebbero stabilire e studiare interessanti distinzioni e incroci magici e crossover. Questa è un'eredità, una missione che però lascio volentieri ad altri.
p.s.
Domma uguale a Donna, ma con
"Con
Per la precisàz ».
p.s. rock'n'roll:già che siamo in tema, doverosa segnalazione del concerto indie-nerd di domenica 11 dic., al Detour, Roma, organizzato da T., bar a offerta libera (!), si comincia alle 19:00 (a gozzovigliare e sentire musica diffusa da d.j. arruolati per l’occasione), il concerto invece alle 22 e 30. Nina Nastasia, cantautrice nota ai più, o meno, prodotta da Steve Albini, che ci delizierà con le sue canzuncielle. Speraben sarà lì con le sue all-star post-retro-cyber-vintage e la sua spilletta di Chef Tony.