giovedì, febbraio 23, 2006

Parte uno. Dovessi mai svegliarmi… invece di tirare un sospiro di sollievo cercherei di riaddormentarmi e rituffarmi nell’incubo. Perché alle volte questo incubo chiamato per comodità espositiva mondo reale riserva piccole sorprese. Intendiamoci, robe che non hanno mai cambiato la vita a qualcuno o assicurato la pace nel mondo, né rassodato glutei, sollevato seni, ingrandito peni, disintegrato pancette, assicurato il carisma di un Alessandro Magno e ispirato scoperte tipo penicillina o procurato abboccamenti con affascinanti ereditiere e/o impieghi a tempo indeterminato con tanto di quattordicesima. Niente di tutto questo. Però poi mi capita di tornare a casa alle tre di notte stracolmo di sostanze tossiche e di inghiottire grazie a una birra tattica quei due-trecentomila pensieri disperati di sempre (potevi evitare di scappare così da casa mia, non è un film questo; con quale faccia offrite uno stage gratuito di dieci mesi?; dove sono finiti i soldi del Belice?; I like you, amore mio; ma ci sarà davvero qualcuno che si è letto tutto Infinite jest di David Foster Uallara?; devo smetterla di regalare alle pupe le mie preziose spillette di Donnie Darko). E quindi di riempire un sacchetto di plastica con i regali che ho accumulato in un anno e non ti ho mai dato e buttare il sacco dalla finestra, dritto dritto nel giardinetto del vicino, mirando al tettuccio della sua spider. A quel punto poco prima di svenire sul tavolo del soggiorno sperando di soffocare nel vomito oppure decidere di buttarmi dal balcone dritto dritto sul tettuccio della spider del vicino, la tv si accende da sola (il telecomando fa contatto) e parte un video dei Numero 6. Com’è come non è, mi ritrovo a cantare a squarciagola nella notte silenziosa e sudata “I’m the line that you've drawn”.

 

Parte due. Io non sono! In una strana sovrapposizione di piani temporali sono a Torino e sto per acquistare il cd di un cantautore che odia essere chiamato cantautore e ha il difetto di non salutarmi, a meno che io sia accompagnato da qualche glorioso musicista della cosiddetta scena catanese. Ed è proprio in quel momento che mi sento un perfetto imbecille, sfanculo il cantautore che non vuole farsi chiamare cantautore e si accende una luce rossa, un cd appare di fronte a me e mi ipnotizza. E io sono felice, sono felice anche di essere stato un paio di volte infelice, sono felice persino di averti conosciuta, sono pazzescamente, clamorosamente felice e ricordo, ricordo tante di quelle cose, ricordo cose pazzesche come la tabellina del sette, il finale del Corsaro nero, l’odore tra le cosce di L., e compro il primo disco dei Numero 6, iononsono. Questo incubo che per comodità espositiva chiamiamo mondo reale a volte riserva piccole sorprese.

 

 

Parte tre. Le polluzioni notturne. Nell’ultima felice dislocazione di piani temporali mi sveglio un mattino che a Catania c’è un sole così e apprendo che sta per uscire il nuovo disco dei Numero 6, Dovessi mai svegliarmi, e che a questo linkettino c’è la possibilità di scaricare un pezzo dell’album, Verso casa. Bene così, insomma, mi dico, e sbadiglio e mi rimetto a letto pensando che a volte l’arte ha il potere di salvarci la vita, persino in quelle notti tetre e solitarie nelle quali abbiamo cercato senza successo di buttare dalla finestra tutto il nostro amore. Svegliatemi solo se i topi abbandonano la nave.


venerdì, febbraio 10, 2006

Lo psichedelico Barbagallo mi ha regalato il suo disco e non state lì a chiedervi chi è costui, tanto non c’è nemmeno un link al quale indirizzarvi. Però, se siete telepati, potete contattarmi a mezzo energie psichiche e downloadare le sensazioni post-ascolto dell’incredible Barbagallo’s show (23 pezzi, 23 sballi strumentali e cantati che spaziano tra cose nelle quali è bello spaziare). Se sei una telepate, puoi anche lasciarmi nelle cellule addette alla memoria erotica il tuo numero di telefono. Se sei Jean Grey, sappi che non dovresti trattare così Logan e comunque lui ha una storia in Giappone, non gliene è mai fregato niente di te, voleva solo portarti a letto, non mi guardare così, cosa mi stai facendo, I love you Jean, ti va un brancamenta? Se sei Rogue, baciami stupida, correrò il rischio, così è l’amore. Se sei Mystica ti ricordo il nostro abboccamento, passo a prenderti stasera e ci andiamo a fare un paio di guinness e una pizza, però non lo dire a Magneto che quello mi accartoccia la macchina con uno sguardo. Se sei Tempesta… oh gosh, wow, gleeep… (lunedì c’era X-men 2). Ma bando alla ciance, ecco gli spizzichi e i bocconi che compongono questo nuovo post:

# Lode a Caina e ai suoi servizi. L’ultimo, con tanto di splendide foto, su una festa fetish che si è volta non troppo tempo fa a Torino. Smack smack Caina, pciù pciù smack.

# Morte al demone telegiornale. Vedere il telegiornale è come parlare con uno sconosciuto che ti dice “Coglione, coglione, tanto sei un coglione, coglione, non capisci una cippa”. Che uno per educazione all’inizio sta zitto, fa finta di non avere sentito, ma se quello continua gli spacchi la faccia. Invece con il telegiornale non si può fare. Nemmeno quando vedi il servizio dell’immarcescibile Antonio Caprarica sul matrimonio al buio, che un giorno lo mandano al tg2 e un altro al tg1 come se niente fosse. Questa gente ricicla i servizi di Caprarica così come noi abbiamo riciclato per anni Il pendolo di Focault di Umberto Eco. Ricordo che la copia del Pendolo di Focault che mi regalarono per il ventesimo compleanno aveva tutta l’aria di essere già passata da casa mia.

# Se qualcuno si è chiesto perché ormai parlo poco o niente di calcio, devo dire che da quando il Milan ha prestato a gratis alla Juve Abbiati come risarcimento danni (potevano anche compilare la constatazione amichevole, già che c’erano) la cosa ha cominciato a sembrarmi sempre più irreale.

# Mi contraddico? Ebbene sì, mi contraddico, contengo moltitudini: Gianni Mura, il mitico Gianni Mura, un paio di anni fa scrisse su Repubblica che Ibrahimovic era sopravvalutato. Oggi, alla luce dei 3 dico 3 gol segnati in campionato (come Recoba, però siccome King Coba è dell’Inter tutti dicono che sta fetendo come un cadavere, invece siccome Ibra è della Juve nessuno avanza il sospetto che Ibra sia un cavallo di cartone), dobbiamo riconoscere al maestro Obi Gian Mura la possanza e l’onniscienza jedi.

# Questo è un gran libro, secondo me, provare per credere.

# aggiornamento 1: lo pischedelico Barbagallo ha il suo spazio in rete. aggiornamento 2: e Ibra ora ha quattro gol... gosh.

Colonna sonora: Barbagallo, Seven months in three times.