Confessioni di un traduttore. Speraben intervista Xyrfte!! Uno scoop sensazionale, Xyrfte l’alieno si confessa. Il nostro traduttore extraterrestre preferito apre il suo cuore ai lettori di questo blog! Imperdibile! Sensazionale! Weirdo! Excellentio!
Se tradurre è una vocazione, quando hai sentito la chiamata? Non era meglio darsi direttamente all’eroina?
All’epoca della mia vocazione, la qualità dell’eroina che arrivava in città era davvero scadente.
Qual è il tuo scrittore preferito? E il tuo scrittore preferito, ti preferisce? Ammettilo, ci ha provato. Una botta e via!
Bill Bryson. Un omaccione barbuto e piuttosto corpulento, ma un vero gentleman, peccato che non fosse il mio tipo.
Sai dirci quali grandi soddisfazioni riserva il mestiere di traduttore?
Sul tema delle grandi soddisfazioni sono piuttosto impreparato.* Nella mente mi si forma quello che nella mia lontana galassia chiamiamo un “buco nero”.
È vero che nell’editoria si incontrano persone squisite, disponibilissime, che si lavora sempre d’amore e d’accordo e che inoltre sono tutti dei gran pagatori?
Con mio grande rammarico, non posso confermare nulla sulla presunta squisitezza di chi opera nel settore. Ma assicuro a tutti i lettori di questo blog che il desiderio di dilaniare con morsi cruenti le carni di questi gran pagatori a volte è stato struggente.
Come mai hai deciso di appendere il vocabolario al chiodo e darti alla vita notturna?
Per contrastare gli appetiti di cui sopra. Se volevo integrarmi nel vostro pianeta, dovevo obbligatoriamente rinunciare a certe pulsioni gastro-omicide alla visitors. La vita notturna aiuta la dieta: col favore delle tenebre, i redattori sembrano quasi persone normali. E non mi stuzzicano la fame più di salatini e olive.
È vero che dichiarare di fare il traduttore suscita negli interlocutori un sovrappiù ormonale?
Di norma direi di no. Però innalza i livelli di endorfine in quasi tutti gli interlocutori. Dopo due o tre battute il loro viso si distende in un sorriso di sollievo, indotto dal confortante pensiero: “Costui svolge un lavoro assai peggiore del mio, è conciato come un pezzente e ha tutta l’aria di vivere in una condizione di abbrutimento totale. Quindi a me è andata di lusso e in confronto me la passo da nababbo”. Unica eccezione, le redattrici con cui si intrattengono rapporti di lavoro. Al traduttore maschio basta inviare una e-mail o comporre il numero del loro ufficio per divenire oggetto di malcelate pulsioni sadiche. Il che credo comporti (da parte loro) una qualche forma di eccitazione sessuale.
Lo rifaresti?
Sì, per un periodo, sì. Se ne ricava molto (a patto che la parola “ricavo” non faccia venire in mente compensi monetari). Somiglia a un addestramento per ninja o samurai. Ecco un breve elenco di nevrosi e disturbi della personalità acquisibili già in pochi anni di servizio: manie di precisione lessicale per qualsiasi parola si scriva, attenzione ossessivo- compulsiva per ciò che si legge, dominio morboso delle proprie passioni, dissipazione della propria autostima. Però si imparano anche un mucchio di escamotage per sopravvivere senza una lira in tasca.
*Bugia. Grazie Mario Materassi, e Grazie Umberto Rossi. Le vostre lusinghiere righe sul «Manifesto» e su «Pulp Libri» hanno svelato a questo alieno il significato dell’espressione “Grande soddisfazione”, fino ad allora oscura sia per la mia mente che per il mio cuore. Respect.
Non ti viene mai la nostalgia del tuo lontano pianeta, là dove i pascoli sono verdi, il lupo gioca con l’agnello e nessuno ha mai sentito parlare del romanzo post-moderno, dell’overbooking del giallo-trhiller e di Carlo Emilio Gadda?
La notte. Quando mi metto a letto. Le pupille mi si dilatano e una malinconia infinita mi pervade l’anima. Faccio dei lunghi ululati alla luna e prego che il mio popolo mandi Sergio Caputo a riprendermi su una bella astronave. Poi mi addormento recitando il mio mantra: “Mork chiama Orson, Mork chiama Orson, Mork chiama Orson…”.
L’oscura inattendibilità dell’arrapatina.
Ma invano ci scongiurò di proseguire; non volemmo usare il nostro potere tutto in una volta e ci piaceva troppo far scorrere le sue belle lacrime per prosciugarne la sorgente in un solo giorno.
Ok, scostate le mani dalle cerniere, aggiustate i bottoni, controllate gli elastici. Evitate di scrivere una poesia, mettete a posto il righello e lasciate perdere la storia dei 7 cm elastici vs. i 13/15 che diventano a volte 25. Niente di tutto questo. Nascondete le manette, abbandonate le corde, allargate i legacci, strappate i sacchetti dal collo, smettetela con quella fantasia degli scorpioni volanti pene-muniti, rimettiamoci le mutande, sputiamo la kryptonite. È solo un brano di Graziella, romanzo di Alphonse de Lamartine, anno 1849. Un brano nel quale Graziella si arrabbia perché quel dannato fricchettone smette di leggere la storia di Paul e Virginie sul più bello, l’idiota!
Che cosa stavate pensando?
Colonna sonora: Steely Dan, Bodhisattva.